Roberto Latini e Lucrezia Guidone incarnano la coppia più ambigua del teatro elisabettiano: Macbeth e Lady Macbeth.
Jacopo Gassmann rilegge la tragedia shakespeariana come il lungo viaggio di un uomo alle radici del male o come il progressivo inabissamento di una coscienza nel vasto e inesplorato territorio del rimosso.
MACBETH
di William Shakespeare
traduzione Paolo Bertinetti (Giulio Einaudi editore)
regia Jacopo Gassmann
con Roberto Latini (Macbeth) , Lucrezia Guidone (Lady Macbeth) , Gennaro Apicella (Banquo, barone scozzese – Seyton, gentiluomo fedele a Macbeth), Riccardo Ciccarelli (Malcom, figlio di Duncan), Sergio Del Prete (Ross, barone scozzese), Antonio Elia (un servitore – Donalbain, figlio di Duncan – un servo – un servo di Macbeth – il giovane Siward), Fabiana Fazio (seconda strega – primo sicario al servizio di Macbeth – secondo messaggero al servizio di Macbeth), Marcello Manzella (Lennox, barone scozzese), Nicola Pannelli (Duncan, re di Scozia – un portiere – un vecchio – un medico scozzese – Siward, conte di Northumberland), Olga Rossi (prima strega – Lady Macduff – terzo messaggero al servizio di Macbeth), Michele Schiano di Cola (Macduff, barone di Fife), Paola Senatore (terza strega – dama di compagnia di Lady Macbeth- primo messaggero al servizio di Macbeth)
scene Gregorio Zurla
costumi Roberta Mattera
disegno luci Gianni Staropoli
disegno sonoro Daniele Piscicelli
video Alessandro Papa
movimenti Sara Lupoli
trucco Anna Lucagnano
regista assistente Stefano Cordella
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Campania Teatro Festival – Fondazione Campania dei Festival
DATE 2024
NAPOLI, TEATRO MERCADANTE
4 – 15 dicembre 2024 | Prima nazionale
Approfondimenti
Note di regia (J. Gassman)
Macbeth è il lungo viaggio di un uomo alle radici del male. O meglio ancora, il progressivo inabissamento di una coscienza nel vasto e inesplorato territorio del rimosso. Una lunga giornata che procede inesorabilmente verso la notte, una notte in cui tutto va storto, in cui l’ordine delle cose è rovesciato e la natura stessa viene ferita e violentata. È a metà del testo infatti che troviamo un viatico al nostro progetto. Dopo la morte di Duncan, che non è solo un attentato alle leggi morali, politiche e dell’ospitalità, ma una vera e propria lacerazione del tessuto divino dell’umano, sarà Macduff ad ammonirci: “Affacciatevi alla camera, e una nuova Gorgone vi accecherà. Non mi chiedete di parlare.” È come se da questo punto in poi, un punto di non ritorno, il protagonista, attraverso la sua potenza distruttiva e visionaria al contempo, ci accompagnasse in una discesa agli inferi o lungo una galleria di immagini (e azioni) sempre più violente ed efferate che non dovrebbero mai essere evocate né venire alla luce. Una galleria dell’impensabile, dell’indicibile dunque, in cui entriamo a nostro rischio e pericolo.

