SOGNO D’AUTUNNO

di Jon Fosse

IL SOGNO DI FOSSE

È un cimitero a fare da sfondo a Sogno d’autunno (Draum om Hausten del 1998): nell’incontro tra l’Uomo, sposato con figli, e la Donna, si colloca il vuoto di un misterioso comune vissuto. Frammenti di vita si incrociano in una manciata di minuti, ma in quegli istanti si muovono spettri di vecchi nomi, case antiche, amori lontani e genitori in attesa di sepoltura. Parabola che confonde vita e morte, passato e presente, felicità e infelicità, Sogno d’autunno è uno dei lavori che esprimono al meglio la drammaturgia rarefatta e potente di Fosse. Il suo è un linguaggio provocatorio, solenne e poetico: sonda i rapporti umani, s’insinua negli spazi vuoti del non detto, scava nei buchi neri dell’esistenza. Tradotto in oltre 40 lingue, l’autore e la sua scrittura si sono imposti per l’evocazione di un mondo in sospensione, dove il richiamo della vita e degli avvenimenti si smorzano fino ad assumere il tono velato e malinconico di una eco lontana.

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SOGNO D’AUTUNNO

con Giovanna Mezzogiorno, Michele Di Mauro,
Milvia Marigliano, Nicola Pannelli, Teresa Saponangelo
regia Valerio Binasco
scene Carlo De Marino
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino
assistente alla regia Maria Teresa Berardelli
Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

DATE 2017

Teatro Carignano, Torino / 28 Febbraio-12 Marzo 2017
Padova, Teatro Verdi / 15-19 Marzo 2017
Milano, Teatro Franco Parenti / 22 Marzo-2 Aprile 2017

Approfondimenti

Personaggi di un sogno in cerca di realtà
“In questo Sogno d’autunno, le anime che si muovono sono tante, e varie: personaggi che si incarnano in ricordi, incubi, o forse allucinazioni dell’Uomo. E, in un lavoro corale in cui ciascuno è anche protagonista, vale la pena sentire tutti gli interpreti dello spettacolo: Michele Di Mauro, Milvia Marigliano, Nicola Panelli e Teresa Saponangelo. Mi sembra importante partire proprio dalle infinite suggestioni del testo, per capire come ciascuno si orienta, si muove, all’interno della narrazione a spirale creata da Fosse. Così, in una pausa delle prove, seduti attorno a un tavolo, è emersa una conversazione a più voci in cui brillano ulteriori domande, dubbi, ipotesi, non senza ironia.”
(Intervista di Andrea Porcheddu, dal Programma di sala dello spettacolo)